sabato, 04 luglio 2009

La nuova pagina su Facebook

Ecco il link del mio profile su FB

http://www.facebook.com/kathleen.mcgregor

e la mia pagina fans

http://www.facebook.com/pages/Kathleen-McGregor/190088790701

poichè molte di voi mi scrivono per chiedere notizie su eventuali riedizioni e ristampe dei miei libri, ho pensato che raccogliere tutte le vostre richieste in un luogo accessibile anche agli addetti ai lavori potrebbe in qualche modo aiutarci ad esaudire il vostro e mio desiderio.

Per questa ragione ho creato su Facebook una pagina dove raccogliere le vostre firme e i vostri commenti. Iscriversi a FB è semplicissimo (vi basta andare su
www.facebook.com e crearvi un account), e questo è il LINK
diretto per arrivare diritte alla meta ;)

Se non funzionasse vi basterà accedere alla mia pagina pubblica:
http://www.facebook.com/pages/Kathleen-McGregor/190088790701
e cliccare su "note".

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martedì, 24 febbraio 2009

La nuova newsletter

Ho creato il nuovo newsgroup che userò periodicamente per mettervi al corrente di novità e annunci relativi alla stesura e alla pubblicazione dei miei libri, all'updating dei miei blog e dove pubblicherò di tanto in tanto altre notizie interessanti.

L'iscrizione è libera, perciò vi aspetto numerose. 


Iscriviti a kathleen_mcgregor

Sviluppato da it.groups.yahoo.com

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martedì, 27 gennaio 2009

Vi è piaciuta la mia intervista?... Votatemi ! ;)



L'intervista pubblicata lo scorso anno sul blog Isn't It Romantic? partecipa a un sondaggio che premierà a Marzo di quest'anno il miglior Autore del Blog.

Se vi è piaciuta, potete votarmi cliccando a questo link :

http://romancebooks.splinder.com/post/19616908  

e se ve la siete persa, tranquille, ecco il link diretto ( potrete leggere
anche un brano inedito de L'Irlandese ) :

http://romancebooks.splinder.com/post/17939993  



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mercoledì, 24 dicembre 2008

Buon Natale

e

Felice 2009

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mercoledì, 05 novembre 2008

Visita sulla nave nera
intervista aperta ai Corsari di Kate McGregor

 
 
The Old JohnMcArthur’s è uno dei ritrovi preferiti dei peggiori farabutti di Old Harbour, lo sapevo bene quando mi è stato indicato come luogo d’incontro, ma esservi seduta a un tavolo, per quanto appartato e in ombra, ed essere avvolta dall’odore del fumo, di alcool, di cibo, di cuoio e di almeno trenta individui lerci, è un’esperienza che mozza letteralmente il respiro.  La cameriera scollacciata mi ha degnata appena di un’occhiata quando ho ordinato del grog. Sono astemia, ma chiedere acqua in un posto del genere equivale ad attirarsi addosso la malasorte. L’ultima cosa che voglio è destare interesse, anche perché non riuscirei a far sparare questa vecchia pistola che porto alla cinta neanche per salvarmi la vita.  Sono sicura che l’ora concordata è passata da un pezzo, la taverna si sta riempiendo, gli animi si stanno scaldando, e le occhiate che sento piovermi addosso stanno aumentando in modo allarmante.  Comincio a sentirmi in ansia quando intercetto uno sguardo fin troppo eloquente, e a capire la frustrazione di dover fare affidamento a un informatore anonimo. 
Tiro fuori dalle tasche dei vecchi calzoni che indosso il biglietto che mi è stato recapitato questa mattina, vergato con inchiostro annacquato: OJMcArthur’s al tramonto.
Il tramonto è passato da un pezzo. Fuori è già buio pesto. Non so se sentirmi più irritata o preoccupata. Un’ombra che si staglia sul mio tavolo mi fa trasalire, e una fila di denti marci atteggiata a sorriso mi fa letteralmente accapponare la pelle. “Ehi, cosa abbiamo qui?”
Mi si rizzano i capelli sulla nuca, mentre fisso impietrita l’orrendo figuro che scosta la sedia di fronte a me con l’intenzione di sedervisi. Tempo di togliere le tende, e in fretta! Faccio per alzarmi, quando il suono di una voce venata d’acciaio mi paralizza.
“La signora è già occupata.” La riconosco! Grazie a Dio!
Comincio a tremare, di sollievo penso, ma potrebbe trattarsi benissimo di isteria. Aspetto paziente che McFee si liberi di quell’individuo, augurandomi vivamente che non faccia saltar fuori coltelli. Deve avermi letto in faccia, o più probabilmente deve essere di buon umore, perché l’uomo si allontana tutto d’un pezzo, borbottando qualche oscenità che preferisco ignorare.
“Sei in ritardo!” non riesco a trattenermi, né a trattenere la nota di rimprovero, probabilmente sono più isterica di quanto penso.
McFee mi scruta, gli occhi che scintillano come argento fuso. Accenna a un inchino beffardo.
“Spero che non soffriate il mal di mare, signora McGregor. Il mare è agitato stanotte.”
Anche un mare forza dieci, piuttosto che restare un altro istante in questo posto!
Balzo in piedi, più che pronta a seguirlo, e intercetto un mezzo sorriso che mi fa accelerare il cuore.
Lo precedo all’esterno, riempiendomi i polmoni di boccate d’aria pulita. Lo sento alle mie spalle. Più che sentirlo, avverto la sua presenza, perché si muove più silenzioso di un gatto.
Non ha fretta. Aspetta con apparente curiosità di vedere cosa farò. Probabilmente si aspetta che giri sui tacchi e cambi idea. Invece mi volto ad affrontarlo.
“Da che parte?”
Il mezzo sorriso si allarga, mi valuta con lo sguardo, e per la prima volta so cosa vuol dire essere divorata cogli occhi. Ricaccio l’inquietudine, e lo ricambio con un'occhiata decisamente più fredda, ma che spero gli faccia uscire di testa certi argomenti.
Non è etico sedurre la propria autrice, o no?
“La scialuppa è a poca distanza da qui.” Soffoca una risatina. Si avvia, e io lo affianco, per il momento tranquillizzata. Camminiamo per un poco, attraversiamo alcuni vicoli deserti, poi il molo, dove svettano contro il cielo gli alberi di alcuni vascelli.
La scialuppa è legata a una bitta. C’è un marinaio in attesa nell’ombra, che si alza da terra quando ci vede. Prima che possa decidere in che modo scendere dal molo sulla barca in movimento senza finire in acqua, McFee mi circonda la vita con un braccio, mi solleva e salta giù, strappandomi tutta l’aria dai polmoni. Mi fa sedere, ignorando molto galantemente lo strillo spaccatimpani che mi deve essere sfuggito, e fa cenno al marinaio di mollare la cima.
Afferra i remi e inizia a remare. E’ seduto di fronte a me e, contrariamente a quello che mi aspettavo, siamo solo io e lui. C’è buio, non riesco a distinguere i suoi lineamenti, eppure mi sento il suo sguardo addosso, e percepisco anche il suo sorriso. Be’, mi dico, tanto vale approfittarne.
Mi schiarisco leggermente la voce, ma lui mi previene.
“Mi spiace per il ritardo.” Mi dice, riuscendo immediatamente a insinuarmi un senso di soddisfazione, dopotutto, penso, non l’ho creato così rozzo. “Ho dovuto ripulirmi, e non è stata una cosa veloce.”
“Ripulirti?” ripeto presa in contropiede. 
“Dal sangue.”
Quasi mi strozzo col mio stesso respiro. Quando riesco a smettere di tossire, mi sembra di aver inghiottito una cucchiaiata di sabbia. Con le lacrime agli occhi, rinuncio a parlare.
“Tutto bene?” si sta divertendo come un matto.
Faccio di sì con la testa, fregandomene se mi può vedere o meno, e lui scoppia a ridere.
Dopo un tempo che sembra infinito passato a cavalcare onde crestate di schiuma, la scialuppa si arresta, cozzando bruscamente contro una superficie verticale. Mi guardo intorno, alzo gli occhi afferrandomi saldamente alla barca per non perdere l’equilibrio, e questa volta smetto davvero di respirare. E’ enorme… più grande di quanto me la fossi immaginata, più imponente e inquietante di quanto l’avessi descritta.
La Golden Lady svetta su di me fino ad altezze inimmaginabili, fondendosi con la notte, come un fantasma. E’ la cosa più sensazionale, più eccitante, più bella che abbia mai visto.
Se mi fosse rimasto un filo di voce starei sciogliendomi in esclamazioni.
Viene calata una scaletta di corda, che sbatte contro la carena e dondola al ritmo della marea. Il mio entusiasmo scema di colpo, rimpiazzato da un senso di allarme. Non si aspetteranno che mi arrampichi fin sul ponte su quella?  Al solo pensiero mi sento girare la testa, una mano mi afferra saldamente per un braccio per impedire una misera conclusione.
“Qualcosa non va?” il tono, quanto meno serio, mi rende un briciolo di orgoglio. Faccio di no con la testa, poi ci ripenso, gracchio un flebile sì. Indico il punto invisibile, in alto, dove la scaletta dovrebbe iniziare. “Non arriverò mai lassù!”
Senza sprecare un solo istante in inutili tentativi di convincermi del contrario, McFee grida di calare il sedile. Sento l’eco di qualche risatina sommessa, e avvampo di vergogna.
D’accordo, che l’abbia scritto non vuol dire che debba per forza sperimentarlo, mi dico infastidita.
Il sedile è ancora peggio della scaletta, ma mi sigillo le labbra mordendole a sangue per non lasciarmi scappare neanche un lamento, mentre mi issano a veloci strattoni facendomi dondolare nel vuoto. Quando infine arrivo al parapetto, sono rigida come un pezzo di legno. Due braccia mi sollevano e mi trasportano attraverso il ponte senza che riesca neppure a protestare. Nel buio intravedo appena le sagome degli uomini… sembrano tutti riuniti sul ponte per l’occasione.
Riconosco una voce, mi volto ma non distinguo le facce. “Quello era Sharky!” esclamo a bassa voce.
“Sì signora, e ci sono anche Paul, Angus, e Henry, tra gli altri.”
Sussulto. “Henry il guercio?” bisbiglio portandomi una mano alla bocca.
“Sì, e devo avvertirvi che non è nel suo umore migliore. Non ha preso bene la fine che gli avete fatto fare.”
Sotto il cassero si ferma e mi rimette giù. Percepisco immediatamente il movimento del ponte sotto i piedi, mi fermo ad assimilarlo, insieme al vento salmastro e al rumore del mare che sale dalla linea di galleggiamento e che sembra avvolgere l’intera nave. Il fasciame s’inclina ad ogni rollio con sommessi cigolii e scricchiolii, dando l’impressione di un animale vivo.
Mi sale un sorriso alle labbra, e per un momento cerco un uguale entusiasmo negli occhi ammiccanti di John. So che può capirmi, probabilmente è per questo che si mostra più paziente di quanto mi aspettassi. Quando gli faccio cenno che sono pronta, si abbassa ed apre il boccaporto che porta sottocoperta. Il chiarore delle lampade ad olio illumina lo stretto corridoio su cui si aprono le uniche cabine, quelle degli ufficiali. Riconosco l’odore, l’atmosfera cupa, il movimento dell’intera struttura. Persa nella contemplazione di tutto quello che ho descritto,  mi accorgo a malapena di essere sospinta oltre la soglia della cabina di O’Rourke, e mi blocco di colpo, quando questi si volta di scatto, con un’espressione tutt’altro che felice.
“Ce ne hai messo del tempo.” Ringhia avvicinandosi. Io faccio di riflesso un passo indietro pestando i piedi a McFee.
“Ah! ho avuto un contrattempo.” replica John scostandosi con una smorfia, noncurante dell'occhiata feroce di O'Rourke. Da un angolo qualcuno si alza, attirando la mia attenzione, e mi sfugge un sospiro mentre Avery si avvicina con un sorriso canzonatorio stampato sul volto. Ecco il mio unico civile tra i barbari, anche se… in quanto ad aspetto…
“Sei riuscito a portarla intera, almeno.” commenta, strizzandomi l’unico occhio.
O’Rourke contrae la mascella, riportando l'attenzione su di me. Mi ero ripromessa di non farmi intimidire, ma non è semplice di fronte al suo aspetto tenebroso e al suo sguardo nero come il carbone. Mi squadra dalla testa alla punta dei piedi, facendomi aggrovigliare le viscere. Si aggronda, e non riesco a fare a meno di guardarmi per capire cosa non trova di suo gradimento.
“Non noto alcuna somiglianza.”
“Prego?” rimango di sasso.
Fa un gesto sbrigativo con la mano, poi si allontana per versarsi da bere, spezzando la tensione che mi tiene inchiodata al pavimento. “Non vi assomigliate per niente, tu e Kate.”
“Oh” sono spiazzata. McFee almeno mi ha dato del voi, mi volto a guardarlo e devo dargli merito: cerca di nascondere l’ilarità. “Però è carina.”
Che generoso! penso fulminandolo con gli occhi.
Avery mi osserva in viso. “Anche qualcosa di più.”
“Vogliamo iniziare?” sbotta spazientito O’Rourke, dopo aver ingollato il suo whisky.
Avery mi indica una sedia. Aspettano che mi sia seduta, prima di prendere posto attorno al tavolo a loro volta. John si porta la caraffa del whisky. Walter si appoggia allo schienale, accavalla le gambe e si mette a rigirare un sigaro bruno tra le dita.
Mi fermo a guardarli, uno dopo l’altro, e vengo invasa da un sentimento di orgoglio e di ammirazione. Sono formidabili. Mi fissano, aspettando che tiri fuori dalla mia borsa carta e penna, mentre invece vorrei avere una macchina fotografica e immortalarli. Chissà come reagirebbero…
O’Rourke solleva un sopracciglio. Mi sfugge un ampio sorriso e mi accorgo di averlo disorientato. John si gratta una guancia, Avery si guarda lo stivale. Mi viene da ridacchiare, sono forse riuscita a metterli in imbarazzo?
“Passabile.” borbotta O’Rourke.
Che cosa?” esclamo indignata. Al diavolo, non sono qui per essere confrontata a Corinna! Ho anch’io il mio orgoglio, sapete? Afferro la borsa e comincio a trafficare con i fogli, la pistola rischia di scivolarmi per terra. Del resto è colpa mia, se la pietra di paragone è troppo elevata per le comuni mortali come me.
“Sì, con un po’ più di volume qui e là…” commenta John, sorseggiando il suo whisky.
“Non ho ancora scritto la tua storia, McFee, vedi di non sfidare la sorte.”
Il whisky gli va di traverso, e questa volta sono io a lanciargli un’occhiata compiaciuta mentre tossisce e sputa imprecando selvaggiamente. Mi accorgo che anche O’Rourke sta sorridendo.
“Comincio a notare un certo tipo di somiglianza.” fa notare Avery. Poi allunga una mano e mi fa un cenno. “Qua, datemi quella pistola.”
Mi stringo nelle spalle e gliela passo. “Basta che dopo me la ridiate. E’ un pezzo d’antiquariato che vale un sacco di soldi.”.
“Questo misero arnese?” la rigira tra le mani, la punta. “Ha la canna storta.”
“Come se sapesse usarla.” mormora McFee con voce rauca.
O’Rourke incrocia le braccia. “Se ci muoviamo prometto di rimandarti a casa con una cassa piena di armi vere.”
Mi si allargano gli occhi. “Davvero? Oh ma allora, non perdiamo tempo!” non riesco quasi a contenere l’entusiasmo. Una cassa di armi vere! Magari riesco a spuntare anche una lezioncina o due su come farle sparare! “Ho un sacco di domande…” strizzo l’occhio “… dalle vostre affezionate lettrici!”
L’unico che sorride sornione alla prospettiva è McFee.

....... to be continued (?)  

A Voi la parola ! 
ci sono domande che vorreste  fare a O'Rourke, Avery e McFee? Curiosità che vorreste soddisfare? Bene, questo è la vostra occasione!
Inviatele   QUI   , e vedremo come se la caveranno.

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martedì, 29 luglio 2008

INTERVISTA SU    ISN'T IT ROMANTIC?

Oggi e domani sarò ospite del blog Isn't It Romantic? dedicato al mondo del romance.

GLI AFFASCINANTI CORSARI DI KATHLEEN MCGREGOR

Se volete intervenire e avere l'opportunità di vincere una copia con dedica de L'Irlandese eccovi il link:

http://romancebooks.splinder.com/post/17939993

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mercoledì, 12 marzo 2008

Storia Generale delle Rapine e degli Assassinii dei più celebri pirati
Johnson Charles

 

Nel Cinquecento il Portogallo e la Spagna si erano divisi il mondo diventandone i padroni. L'oro del Brasile, l'argento del restante Nuovo Mondo e le spezie d'Oriente arricchirono immensamente queste due nazioni. Il loro potere durò così a lungo da scatenare l'invidia degli altri paesi e il desiderio di saccheggio dei pirati. Questo è il primo grande racconto sulle vite degli sparvieri di mare. Ladri, nobili esiliati, politici frustrati, i pirati costituirono l'incarnazione di un certo spirito di libertà. Le loro vite sono brevi ma movimentate, una continua avventura, piena di peripezie, vissuta in un'epoca in cui il mondo era giovane e il mare, molto spesso, il grande sconosciuto. Tra realtà e finzione si raccontano i fatti dei più terribili e pericolosi pirati di cui si abbia memoria. Nomi come Capitano Kidd o Barbanera irrompono come fantasmi in queste pagine, facendone uno dei più emozionanti racconti sull'era dell'oro, della pirateria e dei filibustieri. Chi era questo Capitano Johnson? Sarà il famoso autore di Robinson Crusoe come è stato detto per molto tempo? Conoscitore di termini marittimi e della tecnica della navigazione, di episodi che fino a pochi anni prima appartenevano all'archivio segreto della marina britannica, le più recenti teorie sull'identità di Charles Johnson ci fanno credere che si trattasse non di uno scrittore, bensì di un autentico pirata...

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domenica, 29 luglio 2007

I più bei velieri del mondo a Genova

Tra le 33 Tall Ships che partecipano alla regata 2007 'Mediterranea' partita da Alicante il 7 luglio, in Spagna ci sono le italiane Amerigo Vespucci, nave Palinuro e nave Italia, il piu' grande brigantino del mondo.  Sui velieri oltre 3000 ragazzi di eta' compresa tra i 16 e i 25 anni.

Le navi rimarranno agli ormeggi in Porto Antico e alla Stazione Marittima fino al 31.
E’ un appuntamneto imperdibile dell’estate 2007. Quattro giorni di eventi per il pubblico e per gli equipaggi. Sfilate, visite ai velieri e altre attività collaterali animeranno tutta l’area di Porto Antico. Saranno momenti unici ed emozionanti per vivere insieme i valori del mare.

sito ufficiale Tall Ships Mediterranea
http://www.tallships2007mediterranea.org/

 

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lunedì, 16 luglio 2007

The Bounty

 La fregata H.M.S. Bounty, così come l'abbiamo vista nel film del 1962...

 

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venerdì, 13 luglio 2007

Personaggi
Brandy McKindry

Nasce nel 1652, a bordo della Glen Affric, ancorata al largo di Port Royal. 

La madre, una bella ragazza di origine francese, amante del corsaro Red McKindry, muore nel darla alla luce.

McKindry, che a suo modo voleva bene a quella ragazza, si sente intenerito dalla neonata, e pervaso da un senso di responsabilità. La piccola ha la pelle lattea di sua madre, e un ciuffo di capelli castano dorati. Prova istantaneamente un attaccamento sincero per sua figlia, e tuttavia sa che non potrà mai tenerla con sé, né vuole affidarla a una prostituta che la allevi.

La fama di feroce pirata che lo circonda, inoltre, non può andare d’accordo con il ruolo di padre. Vuole il meglio per la bambina, a cui, durante una notte di riflessione davanti a una caraffa di brandy, ha dato il nome di Brandy, e all’improvviso si ricorda del suo amico Cecil, di Londra.

L’uomo al quale, durante un attacco degli spagnoli, ha salvato la vita tanto tempo prima.

Scrive una lunga lettera a Cecil, e gliela fa pervenire.

Cecil non esita ad accettare, parte per PortRoyal con la prima nave, raggiunge McKindry e prende in custodia la figlia.

Da quel momento, Brandy McKindry diviene Glen Asthon St.John, figlia del marchese di St. John. La verità, la sapranno solo McKindry, che continuerà a provvedere a lei mandando aiuti economici sostanziosi all’amico e Cecil, che lo terrà costantemente informato con lunghe lettere sulla figlia e i suoi progressi.

Tutto ciò per venti anni. Fino a quando Cecil Asthon muore.

A venti anni, Glen si ritrova sola.

Dopo la morte del padre, scopre, nella sua casa, un'alcova segreta, in cui Cecil conservava la sua corrispondenza con Red McKindry.

Glen afferra il fascio di carte... una mappa senza nomi, e vecchie lettere le cui date vanno dal 1653 al 1671. Sono lettere di un certo Alec Guilfort McKindry, parlano di soldi e di una figlia; nell’ultima, datata dicembre 1671, solo di alcuni mesi prima, egli mette in guardia lord St. John da un uomo chiamato Shephard.

°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°

Glen ha un carattere contradditorio, proprio come la sua natura e il suo aspetto.

In lei vivono due persone diverse, Glen, nobile figlia del marchese di St. John, educata, riservata, quasi timida, e Brandy, la figlia del corsaro, decisa, sfrontata, a volte selvaggia nel lasciarsi andare alle emozioni, e tuttavia entrambe, spaventate, confuse e vulnerabili.

Ha lucenti capelli castano ramati, e occhi grigi come un cielo di inverno.

E’ questa sua dualità, che affascina Walter, e la sua vulnerabilità, che lo sprona a prenderla sotto la sua custodia, e a non lasciarla mai più.

proprietà letteraria riservata © KathleenMcGregor

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